
Un profumo non si sceglie.
Si ricorda.
È un racconto che vive tra presente e passato, capace di attivare la memoria emotiva più di qualsiasi immagine. Il profumo non è un accessorio: è una narrazione intima, personale, spesso inconscia. È per questo che il profumo artistico può essere considerato a tutti gli effetti un progetto di design olfattivo.
Ne abbiamo parlato con Francesco Vezzoso, titolare di una profumeria artistica, riflettendo sui criteri di scelta, sul valore di un profumo regalato con intenzione e su cosa significhi oggi creare una fragranza autentica.
Tra design, tecnologia e identità
Durante la Design Week di Milano, Moooi ha presentato un marchingegno capace di creare profumi personalizzati in base alla personalità. Un’idea affascinante, che apre nuove prospettive sul rapporto tra tecnologia e olfatto.
Eppure, mentre si parla sempre più di intelligenza artificiale e personalizzazione estrema, si parla sempre meno di essenze naturali.
La maggior parte dei profumi in commercio nasce oggi da formule chimiche, più che da materie prime naturali. Una scelta dettata non solo dall’innovazione, ma anche dalle esigenze del mercato.
Chimica, natura e durata
«Un tempo venivano utilizzati fissativi di origine animale – spiega Vezzoso – come le ghiandole di castori o di altri animali. Oggi si ricorre alla chimica perché il mercato richiede fragranze persistenti, con una scia importante. In questo senso la chimica, a volte, è necessaria».
La durata di un profumo, infatti, dipende dalla sua struttura molecolare.
«Un profumo agrumato non supera le tre o quattro ore: le sue molecole evaporano rapidamente. Resine e legni, invece, hanno una durata molto più lunga».
Il profumo, dunque, non è solo emozione: è materia, composizione, progetto.
Profumi creati dall’intelligenza artificiale?
Sul tema dei profumi “creati al momento” o generati dall’intelligenza artificiale, Vezzoso è chiaro:
«Per realizzare un profumo davvero originale, che non parta da essenze già esistenti, servono tempo, laboratorio, un chimico, una serie di elementi complessi. Spesso chi dice di creare profumi al momento utilizza basi già pronte».
Un vero progetto di olfactory design richiede competenze elevate e investimenti importanti.
«Un designer olfattivo può chiedere cifre esorbitanti per una creazione personalizzata. Io, nel mio lavoro, preferisco osservare chi ho davanti, capirne il carattere e lo stato d’animo. Da lì inizia la scelta».
Il profumo come dono: sì o no?
Il profumo è un racconto intimo. È lecito chiedersi se sia giusto regalarlo.
La risposta è sì, ma con consapevolezza.
Forse, in alcuni casi, è più corretto regalare una gift card, lasciando a chi la riceve il tempo e lo spazio per riconoscersi in una fragranza. Perché un profumo non si impone: si incontra.
Un progetto, non un oggetto
Se da una parte abbiamo complicato la scelta di come regalare un profumo, dall’altra abbiamo cercato di chiarire il processo creativo che si cela dietro una fragranza.
Un profumo è un progetto.
È espressione di uno stile di vita, di un’identità, di un modo di stare al mondo.
E come ogni progetto di design, richiede tempo, visione e intenzione.

















